Pubblicazione della biografia “Giuseppe Bellafiore lungo il cammino 1920 – 1950” di Susanna Bellafiore e Daniela Robberto

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maggio 2025

Tutto quanto raccontato in questo libro sulla vita privata del professore Giuseppe Bellafiore non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato un attento recupero di una più attenta raccolta di lettere, foto e documenti di ogni genere. Questo archivio è stato recuperato e ricostruito con pazienza certosina da Susanna, nipote amatissima del protagonista ed oggi, non a caso, fondatrice della casa editrice Susanna Bellafiore che si occupa di tutte le pubblicazioni dello zio. Da tempo Susanna aveva in mente di “mettere assieme” tutto questo materiale per ricavarne una storia che tracciasse il file rouge di un uomo la cui immagine pubblica di studioso è sotto gli occhi di tutti attraverso le sue attività culturali ma il cui privato è sempre rimasto inedito. Dall’incontro con l’amica Daniela Robberto, biologa e scrittrice per diletto, nacque l’entusiasmo comune per il progetto; a questo seguì un accordo, ignaro forse della mole del lavoro da trattare, ma consapevole dell’interesse stimolato. Iniziava così un lavoro a quattro mani che condotto come in un atelier di sartoria, portava alla confezione della storia di un ragazzo che con fatica ma con determinazione, ha costruito la propria formazione culturale nel periodo difficile a cavallo tra le due guerre. Partendo da un veloce excursus della sua famiglia d’origine, si è raccolto e disposto parte di questo materiale in una cornice dove tutte le persone legate al protagonista, potessero prendere vita, attraverso le lettere inviate e ricevute; da queste, le loro stesse parole hanno aperto uno squarcio su una realtà della loro vita raccontando in una sorta di velata autobiografia la loro quotidianità che mai e poi mai avrebbero immaginato scrutata da occhi che vivono stagioni diverse di esistenze; questi personaggi hanno narrato la loro epoca fatta di stenti, fatica e sfiducia nel futuro incerto ma hanno rivelato categorie di forze invincibili come l’unione familiare e l’amicizia che svettano e superano i baratri di qualsiasi miseria; la prima, lo fa compattando il nucleo domestico che si dispone a testudo, prodigandosi in ogni cura e sostegno reciproci; la seconda si mostra quale valore aggiunto di un sentimento che, se nelle relazioni è sincero, non indica mai data di scadenza. Da quei fogli ingialliti dal tempo, non sempre facili da decifrare, spesso dall’inconsistente spessore della carta velina viene fuori l’immagine intima e domestica del professore Bellafiore, con la sua giovanile antologia di attese, speranze e delusioni. Pur nella enorme mole dei suoi elaborati, anche in quelli più giovanili dove l’orientamento classicheggiante ne guida ingenuamente lo stile, vi è il debutto di un critico intransigente in cui l’esercizio della scrittura è sempre rigoroso e l’uso abile della parola viene in soccorso per meglio capire gli eterni misteri della vita. L’iniziale compresenza di classicità e di mitizzazione etica pian piano cede il passo ad un linguaggio conciso, maturamente sobrio che dà dello studioso che tutti conoscono, il controllo e l’erudita stringatezza pur nell’audacia delle sue affermazioni. A questo lavoro, certamente lacunoso ed incompleto, nulla è stato aggiunto o corretto per il timore di alterarne la veridicità. Le autrici, che si sono appassionate a questa storia, al di là di sciocche idealizzazioni, hanno cercato di scrivere del professore Bellafiore quello che vuol essere semplicemente un omaggio e non una memoria perché, per quanto le notizie siano attendibili, per quanto scrupolo sia stato il metodo applicato nel seguire la cronologia degli eventi, sono perfettamente consapevoli che la memoria non è mai quella corretta rimanendo sempre e comunque una parente lontana della verità.

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